Davanti allo scaffale, due bottiglie: «Fendant, Vin du Valais, Appellation d’origine contrôlée, 2000» accanto a «Vino da tavola svizzero», senza annata né vitigno. Quel silenzio è la regola, non una svista. Un’etichetta svizzera è un piccolo modulo retto da tre ordinanze federali e dai regolamenti dei cantoni. Chi li conosce legge la bottiglia in un minuto, promesse e silenzi compresi.

La spina dorsale è la classe. La Confederazione ne conosce tre, DOC, IGT e vino da tavola; le regole di una DOC le scrive il cantone in cui si trova. Per questo si legge AOC Valais o AOC Zürich, e in Ticino DOC (ordinanza sul vino, RS 916.140, art. 21).

Da sfoggiare all’aperitivo

Su un «vino da tavola svizzero» vitigno e annata non mancano per modestia: il diritto federale vieta entrambe le indicazioni su questa classe (ordinanza sul vino, art. 27e).

Ciò che ogni bottiglia deve riportare lo elenca in sostanza l’ordinanza del DFI sulle bevande (RS 817.022.12, art. 75): classe e origine, nome e indirizzo del responsabile, paese di produzione, alcol in % vol, quantità, lotto e solfiti, nello stesso campo visivo salvo lotto e solfiti. Vitigno e annata restano facoltativi; ingredienti e calorie l’etichetta non li deve a nessuno.

Cosa dice l’etichetta

Otto indicazioni, dalla classe del vino all’avvertenza sui solfiti: cosa è obbligatorio e cosa possono portare solo i vini DOC e i vini con indicazione geografica tipica.

Merlot Ticino DOC 2024 Nome e indirizzo Svizzera 75 cl 13 % vol contiene solfiti 12345678
  1. Denominazione e classe obbligatorio

    DOC (denominazione di origine controllata, l’AOC del resto della Svizzera), vino con indicazione geografica tipica (IGT) o vino da tavola. Le regole di una DOC le fissa il cantone, per questo si chiama Ticino DOC o AOC Valais.

  2. Annata facoltativo

    Almeno l’85 % del vino proviene dall’anno indicato. Facoltativa, vietata sul vino da tavola.

  3. Vitigno facoltativo

    I vitigni citati formano insieme almeno l’85 % del vino; più vitigni si scrivono in ordine decrescente. Facoltativo, vietato sul vino da tavola.

  4. Nome e indirizzo obbligatorio

    Produttore, imbottigliatore, commerciante o importatore: chi risponde del vino.

  5. Paese di produzione obbligatorio

    Un vino svizzero non contiene vino estero; un DOC può essere tagliato con al massimo il 10 % di vino svizzero dello stesso colore.

  6. Tenore alcolico obbligatorio

    In per cento del volume.

  7. Contenuto e lotto obbligatorio

    La quantità nella bottiglia e il numero di lotto, con cui si risale a un imbottigliamento.

  8. «contiene solfiti» obbligatorio

    Obbligatorio da 10 mg/l di anidride solforosa, quindi su quasi ogni bottiglia.

L’etichetta riga per riga

  1. Classe e origine Cercate AOC o DOC, IGT o vino da tavola. Su una DOC l’origine sta accanto, un cantone o un’area al suo interno come il Dézaley; su un vino IGT una provenienza più grande di un cantone.
  2. Cru e menzioni Grand Cru, Premier Grand Cru, Premier Cru e VITI sono gradini cantonali all’interno della DOC; Riserva, Vendemmia tardiva o Flétri sono protetti in tutto il paese (ordinanza sul vino, allegato 1).
  3. Vitigno e annata I vitigni indicati fanno insieme almeno l’85 %, in ordine decrescente: in «Gamaret-Garanoir» prevale il Gamaret. Dall’annata indicata viene almeno l’85 %. Entrambi facoltativi, vietati sul vino da tavola.
  4. Chi risponde Obbligatori sono un nome e un indirizzo: produttore, imbottigliatore, commerciante o importatore. «Mis en bouteille au domaine» promette di più: il vino del produttore, imbottigliato in azienda; un commerciante non può scriverlo.
  5. Alcol e quantità L’alcol si indica in % vol, con uno scarto di 0,5 % vol al massimo, 0,8 per uno spumante (OID, RS 817.022.16, art. 18). La quantità si legge in centilitri; 75, 70 e 50 cl sono i formati correnti.
  6. Lotto e solfiti Il lotto, di solito una «L» seguita da cifre, rende rintracciabile un imbottigliamento (OID, art. 20). «Contiene solfiti» è obbligatorio da 10 mg di anidride solforosa per litro, quindi quasi sempre (OID, allegato 6).
  7. Zucchero «secco» fino a 4 g/l di zucchero residuo, «semisecco» da 4 a 12, «amabile» da 12 a 45, «dolce» oltre; facoltativo sul vino fermo, obbligatorio sullo spumante, su una scala propria. In Vallese il vino dolce da uve appassite si chiama «Flétri», e l’Amigne de Vétroz conta la sua dolcezza in api, da una a tre.

Che cosa aggiungono i cantoni

In Vallese il Grand Cru si decide nel comune, con un regolamento proprio e per pochi vitigni autoctoni. Vaud esige per il suo Grand Cru almeno il 90 % di uve del comune indicato; dal 2009 il Premier Grand Cru corona la piramide. Ginevra chiama il suo gradino più severo Premier Cru, il Ticino assegna il marchio VITI ai Merlot che superano una degustazione. Poi i vini con nome proprio: la Dôle è un rosso AOC del Vallese da Pinot Noir e Gamay, Pinot Noir prevalente, almeno il 51 % dei due invece dell’85 dall’annata 2021, il resto da altri rossi vallesani; il Goron è il vino IGT vallesano sotto di essa, il Salvagnin il corrispettivo vodese della Dôle.

Di che cosa fidarsi

Fidatevi della parte obbligatoria: classe, origine, indirizzo e lotto sono controllati, e un vino svizzero non contiene una goccia di vino estero; una DOC si taglia solo con al massimo il 10 % di vino svizzero dello stesso colore, un vino IGT con il 15 (ordinanza sul vino, art. 27d). Il resto è decorazione: nessuna legge limita le medaglie su una bottiglia, e l’oro dice solo che una giuria ha gradito quel vino un giorno. Leggete prima i caratteri piccoli, poi il nome a lettere grandi.