Vitigno
Amigne
L’Amigne, il vitigno di Vétroz: circa 40 ettari, quasi tutti in un villaggio. Le api sull’etichetta, aromi di mandarino e tiglio, abbinamenti.
- Colore
- Bianco
- Origine
- Antico vitigno vallesano, presentato all’esposizione ampelografica di Ginevra nel 1878; genitori sconosciuti
- Vigneto svizzero
- Circa 40 ettari in Vallese, in gran parte a Vétroz
- Aromi tipici
- Mandarino, scorza d’arancia sanguigna, fiori di tiglio, albicocca secca, miele
- Abbinamento classico
- Foie gras, formaggio erborinato, crostata di albicocche; secca con la raclette
- Etichetta con le api
- 1 ape fino a 8 g/l di zucchero residuo, 2 api da 9 a 25 g/l, 3 api oltre 25 g/l
L’Amigne è la più piccola delle grandi specialità vallesane e la più locale. La Svizzera ne coltiva solo circa 40 ettari, e la maggior parte si trova sui pendii di un solo villaggio, Vétroz, tra Sion e Conthey, dove il vino si vende come Amigne de Vétroz e può portare, con regole più severe, la menzione Grand Cru Vétroz. All’inizio del Novecento il vitigno sopravviveva solo in una manciata di parcelle; la sua rinascita è opera di poche famiglie di Vétroz negli ultimi decenni.
La sua origine non è del tutto chiarita. L’Amigne è riconosciuta come antico vitigno vallesano, presentato a un pubblico più ampio all’esposizione ampelografica di Ginevra del 1878, e l’analisi del DNA non ne ha trovato i genitori; l’unica traccia è un possibile legame genitore-figlio con il Petit Meslier, un antico vitigno della Champagne. La vite matura tardi, forma grappoli spargoli che resistono bene al marciume e sopporta le estati secche del Vallese, per questo si presta così naturalmente alle vendemmie tardive e ai vini dolci.
Questa dolcezza è l’identità del vitigno, e Vétroz ha trovato un modo elegante per indicarla. Dalla metà degli anni Duemila i produttori del villaggio mettono delle api sul collarino: un’ape indica un vino secco con al massimo 8 grammi di zucchero residuo per litro, due api un vino semidolce da 9 a 25 grammi, tre api un vino dolce con più di 25 grammi, di solito da uve appassite. L’ape ricorda che il vino, qualunque sia lo stile, ha sempre un leggero sapore di miele. Secca o dolce, l’Amigne è corposa e generosa, con mandarino, scorza d’arancia sanguigna e fiori di tiglio, una leggera trama tannica insolita in un bianco e acidità sufficiente a mantenerla fresca. Invecchia bene e in dieci anni guadagna eleganza e complessità.
L’Amigne a un’ape accompagna i piatti ricchi: una raclette vallesana, una torta al formaggio, pollame in salsa di panna o una cucina asiatica speziata. Le versioni più dolci sono fatte per il foie gras, i formaggi erborinati, la crostata di albicocche e la fine del pasto. Servitela a 10–12 gradi.