Vitigno
Cornalin
Il Cornalin, un tempo Rouge du Pays: il più antico vitigno rosso del Vallese, citato nel 1313 e quasi scomparso. Genealogia, carattere e abbinamenti.
- Colore
- Rosso
- Genealogia
- Genitori sconosciuti; l’incrocio Mayolet × Petit Rouge ipotizzato nel 2003 è stato smentito da Agroscope nel 2025
- Prima menzione
- 1313 nella Val d’Anniviers, con Humagne e Rèze i più antichi nomi di vitigni del Vallese
- Vigneto svizzero
- Circa 165 ettari, praticamente solo in Vallese
- Aromi tipici
- Ciliegia nera, ribes nero, chiodo di garofano, violetta
- Sinonimi
- Rouge du Pays, Landroter, Cornalin du Valais
Il Cornalin è il più antico vitigno rosso che il Vallese possa dire proprio, e quello che ha rischiato di perdere. Un documento della Val d’Anniviers del 1313 cita, accanto a Humagne e Rèze, un Neyrun in cui si riconosce il Rouge du Pays: sono i più antichi nomi di vitigni in una fonte vallesana. Per gran parte della sua storia si è chiamato semplicemente Rouge du Pays, il rosso del paese, o Landroter nell’Alto Vallese di lingua tedesca. Il nome Cornalin gli è stato dato solo alla sua riscoperta, negli anni Settanta, e questo genera ancora confusione: la Valle d’Aosta usava da tempo lo stesso nome per un altro vitigno, quello che il Vallese chiama Humagne Rouge.
La sua origine è di nuovo aperta. Gli studi sul DNA di José Vouillamoz e colleghi, pubblicati nel 2003, lo interpretavano come incrocio naturale di due antichi vitigni valdostani, Mayolet e Petit Rouge. Uno studio di Agroscope pubblicato nel 2025 ha smentito questa genealogia sulla base del gene del colore degli acini: il Rouge du Pays è sì strettamente imparentato con diversi vitigni del Vallese e della Valle d’Aosta, ma almeno uno dei suoi genitori è sconosciuto e probabilmente estinto. Resta la parentela con il Cornalin d’Aosta, di cui è considerato uno dei genitori, così che i due omonimi sono in fin dei conti imparentati, come genitore e figlio.
I viticoltori lo abbandonarono per buone ragioni. La vite è capricciosa: allega in modo irregolare, matura tardi, alterna annate abbondanti e scarse e pretende i pendii migliori e più caldi. A metà Novecento ne restavano solo pochi filari. Un pugno di produttori ostinati lo ha ripiantato, e oggi il Vallese ne conta circa 165 ettari, un numero piccolo per un vitigno ormai considerato da molti il più grande rosso del cantone.
Il vino è profondo, quasi nero violaceo, con ciliegia nera, ribes nero, chiodo di garofano e violetta al naso, tannini decisi ma maturi e acidità vivace. Giovane, il Cornalin è fruttato e un po’ selvatico; dopo cinque o dieci anni diventa morbido, speziato ed elegante. È un vino per i mesi freddi: capriolo e altra selvaggina, arrosto d’agnello, uno stufato di manzo o un piatto di formaggi d’alpe stagionati con la carne secca del Vallese. Servitelo a 16–18 gradi e decantate le annate giovani.